🇮🇹 “Sono molto emotivo, e cerco di portarlo nel make-up” - Under The Beauty Radar di nss G-Club
Intervista al make-up artist delle sfilate (e non solo) Ricky Morandin
“Ciao! Sono Ricky Morandin, sono un make-up artist e vivo a Milano” chiaro, diretto ed efficace. Inizia così il nostro nuovo episodio di Under The Beauty Radar, format dedicato agli artisti della bellezza in tutte le sue forme, che oggi approda anche su Substack.
“Prevalentemente lavoro nel settore moda, quindi tutto ciò che riguarda la creazione di lookbook o campagne pubblicitarie, sfilate ed editoriali” ci racconta. “Mi capita anche di seguire il make-up per alcune celebrities durante eventi come il Festival del Cinema di Venezia” dunque, una visione sul beauty a tutto tondo, su carta stampata e nella vita vera, senza dimenticare la dimensione della passerella. Non che questo fermi o limiti la sua visione creativa, anzi.
Intervista a Ricky Morandin
Descrivi la tua estetica in 3 parole
Riguardo la mia estetica penso di essere un turbinio di idee confuse che si mischiano sempre, ma se dovessi scegliere 3 parole mi definirei: grunge, sbagliato, onirico. Sono molto estroverso ma allo stesso tempo anche molto timido, e nel mio lavoro spero di far trasparire questo mio lato personale.









Ci puoi raccontare come hai iniziato il tuo percorso e come hai trovato la tua espressione creativa?
Il modo in cui ho iniziato io è stato del tutto casuale: non ho mai frequentato scuole di make-up, ma sono sempre stato affascinato dal mondo dell’arte, dal teatro, dal circo, dove spesso gli attori creavano su se stessi un personaggio con l’utilizzo di costumi e make-up. Lavorando per anni nell’abbigliamento, sono inoltre sempre stato incuriosito dal mondo della moda, specialmente durante le Fashion Week, dove ammiravo le varie esplosioni di creatività di ogni artista. Col passare del tempo, tramite varie amicizie che lavoravano nel settore, ho iniziato con i primi test e le prime cover ed è stato emozionante. Sono tra l’altro molto emotivo, quindi ammetto che a fine di ogni show, quando le modelle e i modelli rientrano nel backstage con un caloroso applauso, spesso mi commuovo come un bambino. Negli ultimi anni sto ricevendo tantissime soddisfazioni sia a livello commerciale che editoriale, iniziando a gestire team make-up per delle sfilate, come per esempio Antonio Marras, che seguo ormai da diversi anni e con cui ormai si è instaurato un bellissimo rapporto reciproco di fiducia.
Da dove viene la tua ispirazione? C’è un mezzo in particolare (il cinema, la musica, l’arte o la letteratura) che ha influenzato in modo speciale il tuo universo visivo?
Adoro mischiare sempre concetti diversi, trovando ispirazioni dal mondo del teatro, del circo o da qualche film o correnti passate. Sono un fanatico dei film horror e, per assurdo, alcune idee sono proprio nate guardando dei make-up visti in questi film. Amo le atmosfere cupe, ma cerco di rendere quella malinconia intrigante e non paurosa.



Cosa vuoi comunicare con i tuoi look?
Vorrei comunicare a chi guarda il mio lavoro che in quel progetto la gente si è sentita libera di esprimersi divertendosi. La moda è sicuramente, sotto alcuni aspetti, un mondo spietato, ma è anche un luogo dove l’obiettivo è quello di creare un’emozione. Vorrei inoltre, non solo nel nostro settore ma in generale, che la gente iniziasse a sperimentare look anche esagerati per tornare ad avere un’identità più autentica. Sono nato negli anni 80-90, ero circondato da persone con mille look e mille identità, tutte diverse ma vere. Purtroppo oggi si tende ad uniformarsi troppo e questo ricordo degli anni passati un po’ mi manca.
Cosa significa essere key make-up artist per una sfilata? Come gestisci la creazione dei look? Raccontaci un po’ il lavoro che svolgi nei backstage e come si differenzia da quello sul set
Essere Key Artist per uno show, oltre a darmi una grandissima gratificazione a livello professionale e personale, è sicuramente una delle parti del mio lavoro che più preferisco (anche se spesso la smania di trovare l’idea perfetta mi dà anche molta ansia). Partendo da un’idea chiacchierata con il designer si inizia a pensare a cosa potrebbe funzionare, e di recente ho comprato un tablet con un programma per poter disegnare sopra le foto. Una volta individuata l’idea uso come foglio una foto del viso della modella su cui lavorerò ed inizio a disegnarci sopra per avere un accenno del risultato finale, studiando proporzioni, colori ecc ecc. È importante trovare un’idea accattivante ma anche facile da realizzare per evitare intoppi. Nei backstage il tempo non è mai abbastanza. Infatti tendo a creare gruppi specifici, in modo che il lavoro abbia un effetto a catena di montaggio: ognuno si dedica ad una mansione precisa. A differenza degli shooting in studio o sul set, dove spesso il tempo è molto più dedicato ad una persona, durante gli show bisogna essere un po’ di tutto: veloci ma precisi, organizzati ma pronti all’imprevisto. È un mix di emozioni che di base amo molto, specialmente quando terminato il tutto riesci a vedere realizzato in passerella quello che hai pensato per giorni e notti intere. Sul set ciò che mi piace è creare un’atmosfera rilassata tra me e le persone presenti, come stylist, fotografi, modelle/i ecc ecc. Tendo sempre inoltre ad arrivare in anticipo per poter sistemare la postazione make-up e far sì che sia tutto pulito e disinfettato (a parer mio cosa fondamentale nel nostro mestiere) prima dell’inizio dello shoot.



Cosa pensi dei make-up trend? Quale make-up trend ami e quale odi?
Riguardo ai make-up trend rimango in una posizione abbastanza neutrale. Sono sempre molto affascinato quando e se un make-up che viene proposto da me o da qualche altro collega diventa ispirazione per qualcuno. D’altro canto sono sempre stato un po’ ribelle e per scelta evito sempre di seguire trend attuali, realizzando ciò che semplicemente mi rende soddisfatto, provando nel mio piccolo a creare qualcosa di diverso.



