Se, guardando una sfilata, avete ammirato la coerenza tra abiti e make-up, tra viso e corpo. Se avete pensato che, in effetti, l’emozione che serpeggia in passerella si nota anche sul viso delle modelle - e che siano truccate in maniera fresca e naturale, colorate o glow, dark e malinconiche non importa - allora esiste un’alta probabilità che avete avuto il privilegio e il piacere di osservare dei look make-up realizzati da Michele Magnani e il suo team.
Noi stesse lo abbiamo conosciuto nei backstage della Milano Fashion Week, sempre disponibile a raccontarci tutto, anche nel caos del dietro le quinte. Per questo, ci è sembrato un ottimo candidato per Under the Beauty Radar, la nostra rubrica dedicata agli addetti ai lavori, soprattutto quelli che viaggiano sotto i radar. Questo è quello che ci ha raccontato.
Intervista a Michele Magnani, Global Senior Artist per MAC Cosmetics
Presentati al nostro pubblico
Mi chiamo Michele Magnani e faccio il make-up artist da oltre venticinque anni. Oggi ricopro il ruolo di Global Senior Artist per MAC Cosmetics. Ho iniziato quando questo mestiere era molto diverso da oggi: non c’erano i social, non esisteva l’idea del make-up artist come personaggio. C’era solo il desiderio di imparare e di fare bene il proprio lavoro. Anche i prodotti disponibili non erano tanti come adesso, e per questo la sperimentazione fa parte del mio modo di interpretare la mia professione. In questi anni ho avuto la fortuna di lavorare in più di 80 fashion week in giro per il mondo, nelle campagne, con fotografi, stilisti, celebrità e di incontrare persone provenienti da tutto il globo. Ma, se devo essere sincero, quello che mi emoziona ancora oggi è esattamente la stessa cosa che mi emozionava il primo giorno: colpire nel segno, vedere una persona guardarsi allo specchio e sentirsi bene. Riconoscersi! Il make-up è il mio linguaggio. È il modo che ho trovato per raccontare emozioni attraverso texture e colore, identità e carattere senza bisogno di parole.



Come definiresti il tuo stile visivo in tre parole?
Autentico. Intenzionale. Emotivo. Mi piace che ogni scelta abbia un significato e raccontarlo. Non credo nel make-up fatto solo per stupire. Anche il look più creativo deve esprimere qualcosa della persona o della storia che vuole rappresentare. La bellezza che mi interessa non è quella perfetta, ma quella che, per essenzialità o tecnica, lascia un segno nella memoria e un’emozione in chi lo guarda.
Quando hai capito che questo sarebbe stato il tuo lavoro?
Credo di averlo capito molto prima di avere il coraggio di ammetterlo. Da bambino disegnavo continuamente volti, guardavo affascinato mia mamma e mia sorella truccarsi, osservavo le persone, i colori, la luce. Mi incuriosiva il modo in cui un dettaglio potesse cambiare completamente un’espressione o un immagine. Poi, dopo qualche anno come freelance, è arrivato MAC e ha cambiato la mia vita. Mi ha dato una casa creativa, ma soprattutto mi ha insegnato che il make-up poteva essere anche arte, cultura, libertà di espressione e soprattutto inclusione. Da quel momento non ho più avuto dubbi.



Sei il re dei backstage delle sfilate. Cosa ti piace di più e cosa, invece, non sopporti dell’ambiente del dietro le quinte?
Il backstage è il luogo dove la moda è più vera. Da fuori si vede il glamour. Da dentro si vedono il lavoro, la fatica, il rispetto dei tempi, la collaborazione e quella forte tensione positiva che si crea pochi minuti prima che inizi una sfilata. È un caos perfettamente organizzato. Quello che amo è proprio quell’energia. Persone diversissime che, per qualche ora, lavorano con un unico obiettivo, ad un progetto condiviso. Non esiste ego quando il tempo stringe: esiste solo il lavoro di squadra.
Quello che faccio più fatica ad accettare è la superficialità. Quando l’ego prende il sopravvento sulla collaborazione. La moda può sembrare un mondo leggero, ma in realtà richiede disciplina, studio e tantissima umiltà. Quando l’apparenza è più forte della competenza, perde fascino. Più che un “Re” nel senso di un monarca, mi piace pensarmi come un Re in senso musicale: una nota che trova il proprio significato solo quando è in armonia con tutte le altre.



Lavori con MAC Cosmetics. Quando è nata questa sinergia e cosa significa per te lavorare con un brand così iconico?
Sono entrato in MAC nel 2001, esattamente 25 anni fa e, guardandomi indietro, mi rendo conto che non è stato semplicemente un posto di lavoro. È stato il luogo in cui sono cresciuto come artista e principalmente come persona. MAC mi ha insegnato a non avere paura della creatività, provocazione o dei make up alternativi, ma anche ad avere enorme rispetto per chi si siede sulla mia sedia. Una cosa che dico sempre è che i prodotti, da soli, non parlano. Sono i make-up artist a dare loro una voce. Attraverso il gesto, la tecnica e l’interpretazione, prendendoci cura, trasformiamo un rossetto, un ombretto o un fondotinta in un’emozione. Ed è questo che continua ad affascinarmi.
Raccontaci come nasce un look da sfilata, dall’idea del direttore creativo alla sua realizzazione
Tutto parte da una conversazione (test day). Il direttore creativo racconta un’emozione prima ancora di parlare di make-up. Può essere una donna appena uscita dal mare, da un party alle 5 del mattino, un ricordo d’infanzia, un film, un quadro o semplicemente una sensazione. Il nostro compito è tradurre quella visione in qualcosa che possa vivere su un volto. Da lì inizia un continuo dialogo con hairstylist, stylist, casting director e fotografo. Si fanno prove, si cambia idea, si tolgono elementi, si aggiungono dettagli. La cosa più difficile è trovare il punto in cui il make-up smette di essere protagonista e diventa parte integrante della storia. Quando succede, il look funziona davvero.



Da cosa trai ispirazione?
Dalla vita. Dai viaggi, dai musei, dalla fotografia, dal cinema, dall’architettura, ma soprattutto dalle persone. Mi piace osservare come si muovono, come parlano, cosa indossano, persino come si sistemano i capelli. Credo che la creatività nasca dall’attenzione e dal desiderio di capire gli altri. Più osservi il mondo con tutte le sue differenze con curiosità, più hai qualcosa da raccontare.
Come ti rapporti con i trend? Li segui o cerchi di crearli?
I trend sono una fotografia del presente. Mi piace studiarli perché raccontano il momento storico che stiamo vivendo, ma non credo che il nostro lavoro sia seguirli. Preferisco interpretarli o anticiparli. La differenza tra un trend e uno stile è che il primo passa, mentre il secondo continua a parlare di te anche quando la moda cambia.



Cosa c’è nel tuo futuro?
Spero di non perdere mai la curiosità. La sete di conoscere. Vorrei continuare a lavorare nella moda, creare nuovi progetti, raccontare il make-up anche attraverso la formazione e aiutare le nuove generazioni di artisti a trovare la propria voce. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che il successo non coincide con un traguardo. Coincide con la possibilità di continuare a emozionarsi. Ed è quello che mi auguro per i prossimi anni.



