“Ciao a tutti, sono Serena Congiu, make-up artist rappresentata da Blend Management Milano/Parigi. Lavoro nel make-up da circa 12 anni, tra moda, beauty, musica e set. Classe ’90, sono nata e cresciuta a Milano ma porto con me le mie radici sarde. Sono sempre stata molto curiosa, amo osservare e sono attratta dalle immagini, dalla musica, dalla danza, dal disegnare e dallo sperimentare. Credo che questo modo di guardare le cose sia ancora oggi una parte importante del mio modo di lavorare“. L’abbiamo intercettata tra un backstage e l’altro della Milano e della Parigi Fashion Week, e ci siamo fatte raccontare il suo universo e la sua visione per Under the Beauty Radar. Questo è quello che ci ha raccontato.
Intervista alla make-up artist Serena Congiu
Come definiresti il tuo stile visivo in tre parole?
Vario, naturale, espressivo.
Quando hai capito che questa sarebbe stata la tua strada? Ci racconti il tuo percorso?
Prendo ispirazione da riviste, cinema, musica, teatro, videoclip e fashion show, ma anche dalla natura e dalle persone che vedo per strada. Mi capita di notare un dettaglio insolito di trucco o di acconciatura, che a volte fotografo e altre volte mi rimane semplicemente in testa. Poi, quando trucco sono molto istintiva. Non mi interessa replicare esattamente l’immagine di partenza: cambia in base ai miei colori, al viso che ho davanti e a quello che succede in quel momento. È un po’ come disegnare: hai un’idea e poi la mano va da sola. Nel face painting, soprattutto, mi sento molto libera. Prima c’è la ricerca, poi entro nel flusso e mi lascio guidare da quello che sta nascendo






Qual è la cosa che preferisci del lavoro nel backstage delle sfilate e quale, invece, non ami o ti pesa?
Mi piace molto la preparazione della pelle e soprattutto il momento dei final touch: non hai più tempo, puoi dare quell’ultimo aggiustamento al volo e poi finalmente respirare, sorridere e bere quel bicchiere d’acqua che avevi dimenticato. La parte che pesa di più? Faccio fatica a rispondere e dare immediatamente delle tempistiche se mi vengono chieste mentre sto finendo un micro dettaglio con estrema concentrazione e precisione. Se rimango in silenzio è solo perché forse sto anche trattenendo il respiro, ma tra due secondi ci sono.
Hai lavorato in diverse occasioni con Joan Thiele. Cosa vuol dire seguire qualcuno così da vicino e creare dei look che ne rispecchino personalità e personaggio?
Con Joan Thiele ci conosciamo da anni: mi aveva chiamata Giulia Achenza per truccarla nel video di Armenia e da lì è iniziato un percorso insieme, di crescita come donne e come artiste. Nel tempo sono nate anche amicizia, supporto e fiducia. Con alcuni artisti si crea un’intesa particolare, che permette di conoscersi davvero e costruire un’immagine insieme. È importante anche lavorare sul proprio ego: sei lì per l’artista, che si affida al tuo occhio, e il risultato nasce dall’incontro tra le vostre sensibilità. Con Joan parto spesso dalla preparazione della pelle, da una coccola e un massaggio al viso. Poi lavoro sugli occhi, più o meno enfatizzati in base alla situazione, e concludo con un po’ di sun-kissed e ridefinisco le labbra. Ha già una bellezza unica e forte: il make-up puó accompagnarla, non coprirla.
Ci racconti il tuo processo creativo? Da cosa prendi ispirazione e come trasponi quello spunto su un viso?
Prendo ispirazione da riviste, cinema, musica, teatro, videoclip e fashion show, ma anche dalla natura e dalle persone che vedo per strada. Mi capita di notare subito un dettaglio insolito di trucco o di acconciatura. A volte salvo qualcosa, altre volte mi rimane semplicemente in testa. Poi, quando trucco, sono molto istintiva. Non mi interessa replicare esattamente un’immagine: cambia in base ai miei colori, al viso che ho davanti e a quello che succede in quel momento. È un po’ come disegnare: hai un’idea e poi la mano va da sola. Puoi sfumare, marcare, oppure struccare e rifare. Mi piace sia il make-up quasi invisibile, che diventa parte dell’insieme, sia quello più artistico. Nel face painting, soprattutto, mi sento molto libera.






Per anni, il make-up è stato considerato capace di esprimere solo un tipo di bellezza, quella tradizionale. Oggi, invece, cosa esprime il trucco per te?
Per me il trucco può esprimere creatività, emozioni, cura o semplicemente il piacere di sentirsi meglio. Come quando metti la tua camicia preferita e ti senti subito più te stessa. Oggi possono convivere tutte le possibilità: dal beauty più naturale al full glam, dal trucco quasi invisibile a quello più eccentrico. Mi piace questa libertà di poter scegliere quanto giocare e quanto osare.
In un mondo ideale in cui tutto è possibile, con chi vorresti lavorare?
Con Tilda Swinton sarebbe un sogno e anche con Marina Abramović. Facendo un salto indietro nel tempo, con Amy Winehouse: l’avrei truccata e abbracciata fortissimo. Tornando a oggi, passerei volentieri una giornata a “sporcare” di trucco la stupenda Sofia Isella. E potrei continuare in questo mondo ideale con Siouxsie, Shirley Manson, Amy Taylor Sues… mi fermo ok?



Cosa vedi nel futuro della figura del make-up artist? Più riconoscimento o ancora tanti “dietro le quinte”?
Mi fa piacere che venga riconosciuta sempre di più anche la persona che c’è dietro al lavoro. Ognuno porta con sé la propria storia, i propri gusti e il proprio modo di vedere le cose. Siamo spesso dietro le quinte, ma mi piace pensare che lì dietro ci sia anche una presenza: non solo qualcuno che cura un’immagine, ma qualcuno che si prende cura della persona e la accompagna in quei momenti.
Cosa non può mai mancare nel tuo kit?
Detergente viso, siero e crema idratante, balsamo labbra, eye drops, spazzolino per le sopracciglia, un rosso lips & cheeks, cartine opacizzanti e... un gloss.




