"Privilegio una ricerca coerente" - Under The Beauty Radar by nss G-Club
Intervista alla make-up artist Giorgia Lecce
“Sono Giorgia, sono nata a Taranto nel ‘91 e sono una make-up artist. Dopo il liceo classico mi sono trasferita a Bologna per frequentare l’università; la Puglia è un luogo a cui sono profondamente legata, ma sentivo il bisogno di confrontarmi con un contesto diverso e di ampliare le mie possibilità di crescita personale e formativa” così inizia la nostra conversazione con Giorgia Lecce, protagonista della nuova puntata di Under The Beauty Radar.
“Il mio approccio al make-up nasce molto presto, durante i primi saggi di danza: ho iniziato a quattro anni e ricordo che, dopo pochi anni, mi divertivo già a truccare le mie compagne dietro le quinte prima degli spettacoli. Era un momento che amavo, perché mi permetteva di esprimere la mia creatività e, allo stesso tempo, mi divertivo a vedere come il make-up potesse cambiare e trasformare i volti”. In questo bagaglio di esperienze e reference entra anche la manualità: “Ho sempre avuto una forte passione per il disegno e per tutto ciò che avesse a che fare con la manualità. Per questo, dopo il liceo classico, ho deciso di seguire la mia inclinazione artistica iscrivendomi all’Accademia di Belle Arti, dove ho frequentato il corso di Arti Visive. È stato un percorso fondamentale, che mi ha dato la possibilità di sperimentare e di esprimermi attraverso diverse forme e materiali, influenzando profondamente anche il mio modo di vivere il make-up, e per questo sono profondamente grata alla mia famiglia, che mi ha sempre supportata in ogni mia scelta”.
Intervista alla make-up artist Giorgia Lecce
Come definiresti il tuo stile visivo in tre parole?
Non mi piace molto etichettarmi o racchiudere il mio stile in tre aggettivi precisi, perché lo considero qualcosa di più libero ed in continua evoluzione. Direi, però, che mi rispecchio in uno stile curato e versatile, che mi permette di adattarmi alle diverse situazioni senza perdere la mia identità. Per me è importante mantenere una coerenza estetica riconoscibile, che rispecchi il mio gusto ed il mio modo di vedere le cose, indipendentemente dal contesto in cui mi trovo.
Come hai iniziato?
All’Accademia di Belle Arti di Bologna ho avuto la possibilità di vivere l’arte in modo concreto, sperimentando e creando attraverso forme e materiali diversi. Frequentavo il corso di Arti Visive, con un focus sulla scultura. Ho studiato molta storia dell’arte ed altre materie teoriche, ma ciò che mi appassionava davvero erano i laboratori di disegno e scultura: erano i momenti in cui potevo esprimermi liberamente, lavorando con i materiali che sentivo più affini. Fin da piccola, infatti, ho sempre avuto una forte predisposizione per tutto ciò che implicasse manualità e creatività e nell’arte ho sempre trovato uno spazio naturale in cui sentirmi completamente a mio agio! Dopo la laurea ho deciso di trasferirmi a Milano per frequentare una scuola di make-up e iniziare a inseguire concretamente quello che era un sogno fin da bambina. Da lì, con impegno, sacrificio e tanta dedizione, il lavoro è arrivato in modo graduale ma naturale.
Cosa ti ispira? Cinema, musica, parlaci un po’ del tuo bagaglio di reference
Tra le mie principali fonti di ispirazione ci sono sicuramente la musica e l’estetica visiva legata ad essa. Fin da piccola sono cresciuta immersa nella musica, sia grazie a mio padre, che in casa faceva sempre girare tantissimi dischi, sia perché ho praticato danza per molti anni. Posso dire di aver attraversato un po’ tutti i generi musicali perché sono sempre stata molto curiosa ed è stato un passaggio fondamentale per costruire il mio gusto e capire cosa mi rappresentasse davvero. Essendo cresciuta tra i ‘90 e i 2000, sono rimasta profondamente influenzata da quell’immaginario: i videoclip RnB di quegli anni, in particolare, hanno segnato molto il mio modo di vedere il beauty. Mi affascinano ancora oggi le labbra super glossate e definite, le pelli luminose e dorate, e in generale i colori caldi e vibranti. Il mio bagaglio di reference nasce proprio da questo mix: musica, immagini e cultura visiva che ho assorbito negli anni, e che continuo ad aggiornare costantemente con quello che mi circonda oggi.



Lavori sui set, lavori con le star, lavori per la moda: come cambia l’approccio? Cosa ti piace di più?
Sicuramente lavorare sui set di moda e lavorare sui set musicali sono due realtà diverse, ma entrambe mi appartengono e mi arricchiscono in modo differente. Non c’è una cosa che preferisco in assoluto: mi piacciono le situazioni in cui ho la possibilità di esprimermi davvero e, per così dire, dire la mia, andando oltre il semplice lavoro di correzione o di make-up “tecnico”. Trovo molto più interessante quando posso contribuire in modo creativo, dialogare con il progetto e dare un apporto personale alla visione complessiva. È questo aspetto che, in entrambi i contesti, mi motiva di più.
Ovviamente lavorare con artisti è per me anche particolarmente piacevole, essendo la musica una mia grande passione. Seguire un artista significa entrare in contatto con il suo mondo, i suoi progetti e il suo percorso creativo, e questo rende l’esperienza ancora più interessante e coinvolgente. Mi piace molto anche l’idea che, attraverso il lavoro, possano nascere e consolidarsi dei bei team, perché credo che la collaborazione e l’armonia tra le persone siano una componente fondamentale, spesso decisiva, per la buona riuscita di un progetto.
Cosa ti auguri per il mondo della bellezza in Italia? Cosa manca e cosa invece lo rende un bell’ambiente?
Mi auguro che il mondo della bellezza in Italia continui ad evolversi sempre di più verso una maggiore apertura e inclusività. Negli ultimi anni ci sono stati sicuramente dei passi avanti, ma credo che ci sia ancora spazio per valorizzare la diversità, sia in termini di estetica che di percorsi professionali. Secondo me manca ancora, in alcuni contesti, una vera libertà creativa e una maggiore fiducia nel talento dei singoli professionisti, indipendentemente dalle etichette o dalle gerarchie. Sarebbe bello vedere più collaborazione e più apertura alle idee, anche fuori dagli schemi più tradizionali. Allo stesso tempo, però, è un ambiente che trovo molto stimolante e ricco di energia creativa. È un mondo dinamico, in cui si può crescere molto e in cui il confronto con gli altri è continuo e prezioso.
Pensi che i make-up artist abbiano la libertà e la dignità artistica che meritano, ad oggi?
Penso che oggi i make-up artist abbiano sicuramente più visibilità e riconoscimento rispetto al passato, ma non sempre viene ancora percepito fino in fondo il valore artistico del nostro lavoro. In alcuni contesti, la libertà creativa è reale e viene rispettata, soprattutto quando si lavora in team aperti e su progetti dove il make-up è parte integrante della visione. In altri casi, invece, il ruolo del make-up artist viene ancora visto in modo più esecutivo, come qualcosa di tecnico o di “supporto”, quando in realtà può e dovrebbe essere molto di più. Per me il make-up è una forma di linguaggio creativo, quindi la dignità artistica c’è, ma va anche difesa e costruita attraverso il modo in cui ci si propone ed il tipo di progetti che si scelgono. È un equilibrio che sta crescendo, ma che non è ancora completamente raggiunto.
Come ti approcci ai trend? Li tieni in considerazione, li eviti, li crei?
Non ho un rapporto particolarmente stretto con i trend e, nella maggior parte dei casi, tendo a non seguirli, poiché li considero spesso legati a dinamiche temporanee e non sempre significative nel lavoro quotidiano. Preferisco concentrarmi su un approccio più personale e consapevole, che rispecchi la mia visione e il mio modo di intendere il make-up. Le tendenze, se seguite in modo passivo, possono risultare ripetitive e prevedibili, rischiando di limitare l’espressione individuale. Per questo scelgo di mantenere una certa distanza, privilegiando una ricerca estetica coerente e in continua evoluzione, capace di adattarsi ai diversi contesti senza perdere autenticità.


Cosa non manca mai nel tuo kit?
Mi piace tantissimo curare la pelle e dedicare particolare attenzione alla base, perché per me è il punto di partenza di ogni make-up ben riuscito. Proprio per questo nel mio kit non manca mai una buona selezione di prodotti skincare. Mi piace provare le novità ed integrare nel mio lavoro i prodotti che, secondo me, funzionano meglio e fanno davvero la differenza. Una skincare adeguata è fondamentale per ottenere una resa ottimale del make-up e deve sempre essere adattata alla tipologia di pelle che ci troviamo davanti. Per questo cerco di avere sempre un assortimento ampio e ben studiato di prodotti skincare nel mio kit.
Qual è la tua collaborazione dei sogni?
La collaborazione dei miei sogni sarebbe sicuramente lavorare con artisti internazionali che seguo e che ammiro particolarmente. Mi affascina molto il modo in cui costruiscono la loro immagine e la loro identità visiva, e come il make-up diventi parte fondamentale del loro linguaggio e del loro racconto artistico. Per me il make-up funziona al meglio quando si inserisce all’interno di una visione più ampia.






