"Con il make-up, cerco qualcosa che sia vero" - Under The Beauty Radar by nss G-Club
Intervista alla make-up artist Clarissa Carbone
“Sono Clarissa Carbone e sono una make-up artist”. Nel nostro lavoro di scouting di make-up artist e persone che lavorano nel mondo della bellezza a vario titolo (e con un occhio particolare nei confronti dell’Italia) la nostra prossima protagonista non poteva che essere lei, tra le sfilate e gli shooting, alla ricerca della verità. “Ho iniziato questo percorso seguendo una passione che, negli anni, si è trasformata in un lavoro. Oggi collaboro con il mondo della moda ma quello che continua a entusiasmarmi è la possibilità di stravolgere, riscrivere le proprie regole. Per me il make-up non è solo un risultato estetico ma uno strumento di trasformazione e fiducia”.
Intervista alla make-up artist Clarissa Carbone
Come definiresti il tuo stile visivo in tre parole?
Essenziale. Intuitivo. Diretto. Mi piace partire dalla persona o dall’idea a seconda del contesto che ho davanti e costruire qualcosa che sembri naturale anche quando è molto creativo. Che si incastri perfettamente a tutto il resto.
Da dove nasce la tua passione per il make-up?
Da piccola ero quella che osservava i dettagli. Lo sono tutt’ora. I colori, le texture, il modo in cui la luce cambiava completamente un viso. A 14 anni il mio primo fidanzatino di allora collezionava in maniera maniacale tutti gli editoriali di Vogue Italia ritagliandoli e catalogandoli nei raccoglitori in ordine cronologico. Questo mi ha dato modo di apprezzare e osservare a lungo quelle foto, ho capito che il make-up non era solo estetica, era un linguaggio e che un giorno avrei voluto averne uno mio.
Cosa troviamo nel tuo bagaglio di reference?
Un po’ di tutto. Fotografia anni ’90 di Steven Maisel ed Annie Leibovitz, il cinema di Tim Burton, le sfilate di Galliano ma anche vita vera, come le unghie sempre rosse e perfette di mia Madre che osservavo da piccola, le donne incontrate durante un viaggio in Tanzania che usavano dei semi di Baobab come rossetto. Le reference migliori spesso non arrivano dal make-up.
Il make-up viene spesso associato a un’idea di bellezza tradizionale e performativa. Tu come lo approcci? Cerchi il bello o cerchi altro?
Cerco qualcosa che sia vero. La bellezza mi interessa quando ha carattere, quando racconta una personalità e non quando rincorre un ideale perfetto. A volte basta enfatizzare un dettaglio, altre volte rompere completamente gli schemi. Il make-up, per me, non serve a nascondere ma ad amplificare.
In un mondo ideale in cui tutto è possibile, con chi vorresti lavorare e collaborare?
Con persone che hanno una visione forte, indipendentemente dal settore. Se penso a una persona, direi senza dubbio Pat McGrath. È una delle figure che più hanno influenzato il mio modo di vedere il make-up. In realtà ho già avuto la fortuna di assisterla nel backstage di una sfilata ed è stata una di quelle esperienze che ti ricordano perché hai scelto questo mestiere. Se invece penso a una collaborazione in senso più ampio, il mio sogno è diventare Direttore Creativo di un brand di make-up. Mi ha sempre affascinato tutto quello che c’è dietro un prodotto: dalla formulazione alle texture, dai colori al packaging, fino al modo in cui viene raccontato. Se dovessi scegliere un brand, direi Byredo o Gucci Beauty.
Cosa vuol dire valorizzare qualcuno con il make-up? Cosa vuol dire raccontare una storia con il make-up? Dove si incontrano questi due elementi, se lo fanno?
Secondo me si incontrano molto più spesso di quanto si pensi. Valorizzare qualcuno non significa renderlo diverso, ma far emergere qualcosa che magari nemmeno lui aveva notato. Raccontare una storia è fare la stessa cosa, solo con un’intenzione creativa in più. In entrambi i casi il make-up funziona quando non copre la persona, ma la accompagna.
Come ti approcci ai trend? Pensi stimolino la creatività o la soffochino?
Li osservo, ma non li inseguo. I trend sono utili perché raccontano il momento che stiamo vivendo, però durano pochissimo. Un po come gli amici che incontri a una festa: alcuni li saluti volentieri, altri dopo cinque minuti hai già voglia di tornare a casa. Mi piace capire perché un trend nasce, ma non sento il bisogno di seguirlo. Preferisco costruire qualcosa che tra cinque anni mi piaccia ancora.

Cosa vuol dire essere creativi oggi?
Oggi siamo continuamente esposti a immagini perfette e infinite ispirazioni. Per me essere creativi significa avere il coraggio di annoiarsi ogni tanto. La vera sfida non è trovare idee, ma capire quali sono davvero le tue. Se consumi immagini tutto il giorno, finisci per ripetere quelle degli altri. Le idee migliori, almeno per me, arrivano quando smetto di cercarle.
Cosa consiglieresti a un collega che vuole lavorare nel campo?
Di essere curioso più che perfetto. La tecnica si studia e si migliora ogni giorno, ma la curiosità è quella che ti fa evolvere davvero. Mio padre mi diceva sempre: scegli un lavoro che amerai anche nelle giornate più difficili e troverai sempre gioia. E poi di imparare ad ascoltare: un bravo make-up artist lavora con i pennelli, ma soprattutto con le persone.






